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I gamberoni fritti di mia nonna

Tra quelli che bazzicavano da queste parti negli anni in cui il decano era ancora eroicamente in servizio, molti hanno potuto sperimentare il suo rustico e magistrale talento nell'arte di sfamare la truppa; ma per darvi una pennellata di contesto in più, vi dirò che parliamo di un quieto combattente che approcciò l'arte culinaria durante la prima guerra mondiale per dispiegarla ancora, negli anni Novanta, a beneficio di un nutrito gruppo di scombinati e famelici ragazzotti.


Alcuni dei piatti che ci deliziarono al tempo hanno ricette scritte, ma questo no: mi baso quindi sulla memoria e sui numerosi tentativi di emulazione che ho fatto negli anni. La ricetta è molto semplice, ma il risultato è tutta questione di "occhio" e "mano". Ecco qua i mistici gamberoni di mia nonna Maria, classe di ferro 1904.

Ingredienti:

circa 400 g di gamberoni

circa 100 g di farina

circa 2 cucchiai di latte

circa 2 uova grandi

una manciata di prezzemolo

Un pizzico di sale q.b.

circa mezzo spicchio di aglio, oppure uno intero.



Questa invece la preparazione:


Per prima cosa sgusciare, pulire, lavare, asciugare i gamberoni e metterli da parte.

Il secondo passo è preparare la pastella: in una ciotola capiente, sbattere prima le uova con il sale e poi aggiungere poco alla volta la farina setacciata (basta un passino qualsiasi) fino ad ottenere la giusta densità.

Questo è il primo problema di manico: qual'è la giusta densità? La risposta del decano era "quea che serve"; l'unica indicazione che posso darvi è che troppo brodosa non va bene, quindi meglio densa che liquida.

Il passo successivo è aggiungere il latte per raggiungere l'agognata densità ottimale. quanto latte? "queo che serve, ma poco"



Aggiungere quindi il prezzemolo tritato molto fine e l'aglio schiacciato o tritato (finissimo), amalgamando bene il tutto; in ultimo, mettere i gamberoni a sguazzare nella pastella e lasciare riposare per qualche minuto.

Ora siamo pronti a friggere: i gamberoni vanno fritti pochi alla volta e devono essere completamente immersi nell'olio, quindi scegliete una padella adatta.

Ed ecco che si presenta il terzo problema di manico, cioè buttare i gamberoni nell'olio. Funziona così: si impugna un cucchiaio per mano, si prende dalla ciotola un gamberone con il cucchiaio, avendo cura di inglobare anche una certa quantità di pastella e si getta il "bolo" nell'olio facendo scivolare il secondo cucchiaio sul primo.

Il tutto con un abile gesto del polso per incamiciare il più possibile il gamberone


durante il lancio. Il decano: "te i buti voltandoi via".

Per la cottura del gambero basta poco, quindi tirateli via appena la frittura è dorata


Ecco qua il risultato; a me garba pucciarli nella salsa rosa, voi, fate come vi garba meglio.

Anche stavolta niente presentazioni spaziali, si "cucina e si magna".

Buon appetito e buone sperimentazioni!



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